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da 30GIORNI
Editoriale
marzo 2006
Non è facile rispondere al quesito sulle differenze tra l'attuale campagna elettorale politica e quelle che si sono svolte in sessanta anni di vita democratica postbellica. Voglio però iniziare con un rilievo positivo: crollata l'Unione Sovietica con il suo "concreto" internazionalismo, non vi è più il timore, quale che sia il risultato del 9 aprile, che vengano messe in pericolo le libertà fondamentali dei cittadini. Prima, questo timore c'era.
Per fronteggiare il calo di consensi (verso noi democristiani ma, ancor più, verso i partiti con noi alleati), si dette vita alla riforma elettorale che fu definita - ed è tuttora citata come - "Legge truffa". Consisteva in un "premio" alla coalizione che avesse superato il cinquanta per cento dei voti. L'arrotondamento portava ad avere i due terzi dei seggi della Camera e proprio questa cifra suscitò la reazione furiosa delle sinistre, con un boicottaggio astensionista in Senato, superato solo con un colpo di mano presidenziale (Meuccio Ruini) in un autentico tumulto dell'aula.
Il presidente Einaudi mandò tutti a casa, compresi i senatori che dovevano invece restare ancora un anno.
Nella mostra allestita per i cinquanta anni dalla morte di De Gasperi ha fatto molta impressione la grande fotografia di piazza del Duomo, gremitissima durante un suo comizio ai milanesi. Ma devo dire per lunga esperienza personale che si ritornava da questi contatti anche nelle piazze dei piccoli comuni con una gioia profonda nel cuore.
Fedeli all'impostazione costituzionale sui rapporti tra Chiesa e Stato, ciascuno nel proprio ordine e nel rispetto dei Patti Lateranensi (con la modifica concordataria Craxi-Casaroli), a noi sembrano fuori di luogo tante deformazioni e dispute.Ci si dovrebbe rifare alla posizione molto precisa del presidente Ciampi. Il suo discorso durante la visita a Giovanni Paolo II rimane esemplare e dovrebbe essere preso come norma di linguaggio.
Vogliamo invece deciderci a dire che le scuole cattoliche hanno dato un grande contributo alla formazione degli italiani? Quando lo Stato ignorava l'istruzione professionale. ad esempio, i Salesiani e i Giuseppini formavano tecnici e specialisti contribuendo alla prima industrializzazione nell'Italia del nord.
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