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Unione di fatto

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Tra Chiesa e Silvio è unione di fatto



Una, bella interferenzona tutta salute per Berlusconi. Ci mancava solo che il cardinal Camillo Ruini scegliesse e poi appendesse le tendine alle finestre della Casa delle Iibertà. Non ci scomunicherà se ci prendiamo un po’ di confidenza. Ma non ci sono equivoci possibili: la Chiesa italiana; da lui guidata con il pieno appoggio del Papa, ha dato una spinta senza titubanze alla coalizione di centrodestra. Non ha spedito fulmini ai crederiti prodiani o mastelliani. Ma li ha spedito nel limbo degli ingnavi da non prendere neanche in considerazione. Non è colpa di Riuni se si sono messi con quelli che vogliono i matrimoni tra omosessuali e e la chiusura delle scuole cattoliche, con il privarle di ogni goccia di sostegno pubblico. Di certo Ruini non regala niente: mentre fornisce il suo appoggio, si è messo in tasca anche una bella cambiale da riscuotere nei prossimi anni qualora vincesse la coalizione di centro destra. Difesa della vita dal concepimento alla amore naturale, appoggio alla sola “famiglia legittima”, niente Pacs, sostegno del volontariato e della “carità cristiana” con leggi che lascino più spazio alle associazioni. Ed ancora finanziamenti alla scuola non statale, unicità nelle scuole dell'insegnamento della religione (cattolica) perché “patrimonio storico del popolo italiano”, con un bel no alle ore in classe di Corano.
Vota Silvio, Pierferdinando, Gianfranco e persino Umberto. Del resto non aveva molte alternative il capo dei vescovi italiani, il cardinal Camillo Ruini. Chi a sinistra può dirsi d'accordo con queste priorità ruiniane con la speranza che siano fatte proprie da Prodi, Bertinotti e Pannella? I quattro rutelliani di stampo cattolico? Il giro piccolo di Martella? Poveretti.
È accaduto ieri a Roma. Ruini si è radunato con i trenta colleghi del "consiglio permanente". Sono il direttivo dei 250 veseovi italiani. Il tema centrale dei lavori monsignorili - ha detto con convinzione il cardinal Camillo Riuni, appunto presidente della Conferenza episcopale italiana (Cei) - è e sarà per tre giorni il "convegno ecclesiale di Verona" del prossimo ottobre. Dicono possa essere il suo canto del cigno, dopo di che, avendo compiuti i 75 anni, dovrebbe ritirarsi in pensione. Non ci crediamo. Cambierà posto, ma Ratzinger non lo lascerà certo sulla panchina a dar da mangiare ai gatti nei giardinetti vaticani. Anzi dar da mangiare ai gatti magari si, ma sul terrazzo, molto vicino al Papa bavarese, il quale intende usare con don Camillo il trattamento che Wojtyla usò con lui quando voleva ritirarsi nella sua casetta coni fiorellini a studiare e a piluccare qualche fragola. Lo precettò in Curia. Così Ruini è probabile resti come segretario di Stato.
Dicevamo del «convegno di Verona. Senz'altro lì si paleserà l'idea ratzingerian-ruiniana di presenza cattolica. E siamo tutti curiosi per ottobre e per gli anni a venire. Però ieri hanno pesato molto un paio di paginette buone per il 10 aprile. Il prelato, dalla grande testa pallida si è scapicollato a dimostrare che l'atteggiamento cui il clero è stato richiamato «è quello di non coinvolgerci... in alcuna scelta di schieramento politico di partito». Vero. I cardinali hanno dato disposizioni rigidissime ai parroci e alle superiore di conventi di non dare indicazioni. Anche perché non ce n'è bisogno: non è stata la Chiesa a scegliere ma una coalizione a farle la corte con le parole giuste. L'episcopato italiano, senza sposarsi, non siamo più ai tempi della DC, però un'unione di fatto con la coalizione di centrodestra ci costringe a constatarla per forza.
Questa è la sintesi un po' volgare della prolusione di Ruini. È vero che non ci sarà nessuna scomunica per i dissenzienti, non sono più i tempi, e a pensarci bene non ce n'è mai state. Non sappiamo neppure quanti voti valga l'indicazione cardinalizia. persino tra i vescovi la maggioranza dicono opti per la sinistra in odio al riccastro Berlusca. Oltretutto, alla fine ma anche all'inizio ciascun cattolico riesce sempre a trovare una rima tra quello che domanda la Chiesa e la risposta che ha già in testa. Ma i fatti sono questi: il vertice della Chiesa sta con la destra. Il criterio per individuare il partito poi lo si lascia ai fedeli, dopo l'elencazione di «contenuti irrinunciabili”. I quali - si badi - secondo Ruini non sono «peculiari della morale cattolica, bensì verità elementari che riguardano la nostra comune umanità”. Insomma: parlare di famiglia legittima e di aborto non è faccenda clericale, ma laica, anche se sta in bocca a un cattolico. In fondo siamo tutti cittadini. Mica è colpa dei vescovi se per trovare un contenuto ruiniano gradito alla sinistra, ai politici progressisti tocca riferirsi alle «condizioni della nostra economia purtroppo difficili». Qui effettivamente la morale non c'entra. E la Chiesa si augura si stia meglio. Ma la strada indicata per la, riscossa è quella opposta a Prodi, il quale ha scritto 281 pagine di programma per spiegare come lo Stato deve pensare a tutto. Dice invece Ruini: «Lo Stato non deve tentare, vanamente, di provvedere a tutto, ma riconoscere e sostenere, nella linea del principio di sussidiarietà, le iziative delle diverse forze sociali, che e vicinanza agli- uomini bisognosi di aiuto. La Chiesa è una di queste forze vive…» Qui c’è l’idea fatta propria dalla Casa delle Libertà del primato della società sullo Stato. Si individua persino un modello alternativo al Welfare State, la Welfare Society. Insomma: Società sociale più che Stato sociale.
Arriveranno le critiche. Ma non è un peccato episcopale se in Italia le cose stanno messe in modo che la sinistra apre alla codificazione legislativa delle unioni anche omosessuali, e il centro destra, salvo minoranze, invece si riferisce, in fatto di famiglia, al patrimonio culturale di questo Paese. Sta molto attento, peraltro, il cardinal Camillo Ruini, a non, nominare neppure i contendenti. Figuriamoci se ne battezza apertamente uno per farsi pugnalare dell'altro. Ma ci sia consentita uno po’ di faccia tosta. Accade come ai tempi della Democrazia cristiana. Si capisce il preferito.
Tra i vari punti toccati da don Camillo, il più atteso era quello sull'ora di insegnamento islamico nello scuole pubbliche. La richiesta fu lanciata dall'Ucoii, l'Unione delle Comunità islamiche italiane. Il cardinale di Curia, Renato Raffaele Martino, ragionò in termini di diritto astratto e approvò. Ruini spega che sarebbe una fesseria dalle gravissime conseguenze. «Bisognerebbe assicurarsi che l'insegnamento della religione islamica non dia luogo di fatto a un indottrinamento pericoloso». Si domanda: siamo proprio sicuri che promuovere il Corano non sia in «contrasto coi contenuti della nostra Costituzione, ad esempio a riguardo ai diritti civili, a cominciare dalla libertà religioca. parità tra uomo e donna e al matrimonio»? Insomma:- o prima gli islamici giurano di accettare l'idea di libertà religiosa per tutti e dovunque, oltre che la parità tra uomo e dorma, oppure lo Stato deve vietare che nella scuola si proclamino verità contro i diritti umani.
Interferenza della Chiesa nello Stato? Dì certo è una benedetta interferenza, uno splendido infilare il bastone pastorale nei progetti ìslamici c di chi ci casca come un somaro. Se non c'era Silvio, votavamo Camillo.

da "Libero" del 21 marzo 2006.


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